Diritti di opzione: aumento di capitale e calcolo del TERP

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Investitore e professionista che esaminano documenti di sottoscrizione con una calcolatrice

I diritti di opzione consentono agli azionisti di sottoscrivere nuove azioni alle condizioni previste da un aumento di capitale con offerta in opzione. Ricevere il diritto non equivale ad avere già acquistato i nuovi titoli: per esercitarlo può servire un pagamento entro una scadenza precisa.

Tre decisioni da distinguere

Il diritto permette di partecipare all’offerta secondo un rapporto. Se negoziabile, può essere venduto nel periodo consentito; lasciarlo scadere può invece comportare la perdita del suo valore. Disponibilità della vendita, trattamento dell’inoptato e procedure del broker vanno letti nell’avviso specifico.

Il glossario di Borsa Italiana descrive la prelazione per sottoscrivere nuove azioni. Il suo approfondimento sul TERP spiega perché l’azione e il diritto devono essere considerati insieme dopo lo stacco. Non ogni aumento è però offerto con identici diritti: questa guida riguarda il meccanismo ipotizzato nell’esempio.

Esempio: una nuova azione ogni due possedute

Supponiamo due vecchie azioni a 12 euro ciascuna e la possibilità di sottoscriverne una nuova a 6 euro. Escludendo costi, imposte e variazioni di mercato, il prezzo teorico ex diritto è (2 × 12 + 1 × 6) / 3 = 10 euro. Questo è il TERP, non un prezzo futuro garantito.

Se ogni vecchia azione attribuisce un diritto e ne servono due per una nuova azione, il valore teorico per diritto è 12 − 10 = 2 euro. Due diritti valgono teoricamente 4 euro; sommando i 6 euro della sottoscrizione si arriva a 10 euro. Quotazioni effettive e costi possono divergere da questa equivalenza.

La diluizione della partecipazione

Un investitore con 200 azioni su 2.000 detiene il 10%. Se l’offerta ipotetica emette 1.000 nuove azioni e lui non ne sottoscrive nessuna, resta con 200 su 3.000, circa il 6,67%. Sottoscrivendone 100 mantiene invece 300 su 3.000, cioè il 10%.

Mantenere la quota richiede 100 × 6 = 600 euro aggiuntivi nell’esempio. La vendita dei diritti può monetizzarne il valore, ma non mantiene la stessa percentuale societaria. È necessario distinguere percentuale posseduta, liquidità impegnata e valore complessivo.

Le scadenze del broker possono essere anticipate

Segna separatamente il termine per negoziare i diritti, quello per esercitarli e il termine operativo comunicato dall’intermediario. Non presumere che coincidano. Verifica modulo, disponibilità della liquidità e ricezione dell’istruzione: acquistare diritti sul mercato non significa averli automaticamente esercitati.

Prima di decidere leggi anche destinazione dei fondi, rischi e struttura finanziaria dell’emittente. Uno sconto rispetto al vecchio prezzo non dimostra che l’offerta sia conveniente: dopo lo stacco il confronto corretto include il valore dei diritti.

Domande frequenti

I diritti sono opzioni call standard?

No. Sono diritti collegati a una specifica operazione societaria, con rapporto e calendario propri.

Il TERP è il prezzo al quale posso vendere?

No. È un riferimento teorico basato sulle ipotesi del calcolo. Un ordine trova esecuzione soltanto alle condizioni disponibili sul mercato.

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Fonti ufficiali

Verifica editoriale: 24 ottobre 2026. Esempi ipotetici a scopo informativo, non consulenza finanziaria personalizzata. Regole, funzioni e condizioni possono cambiare. Copertina fotorealistica generata con IA.