Nel 1920 a Boston Carlo Ponzi riuscì a trasformare una promessa straordinaria in una macchina capace di attirare migliaia di persone: rendimenti del 50% in 45 giorni o il raddoppio del capitale in 90 giorni.
L'idea dichiarata
Ponzi sosteneva di sfruttare differenze di prezzo nei buoni di risposta postale internazionali. Il meccanismo appariva tecnico e plausibile a chi non aveva modo di verificarlo.
Come funzionava davvero
I profitti dell'attività reale non erano sufficienti a sostenere le promesse. Gran parte dei rimborsi ai primi investitori proveniva dai capitali versati dai nuovi partecipanti. Finché l'afflusso di denaro cresceva, il sistema sembrava solido.
Il punto debole
Uno schema di questo tipo dipende continuamente da nuovi versamenti. Quando aumentano i riscatti o diminuisce la raccolta, la struttura non riesce più a pagare tutti.
Il crollo del 1920
Le verifiche della stampa e delle autorità misero in dubbio la quantità di coupon necessaria a giustificare i rendimenti dichiarati. Emersero problemi di insolvenza e il sistema collassò.
Perché il nome è rimasto
Ponzi non fu il primo a utilizzare un meccanismo simile, ma il caso divenne talmente famoso che il suo cognome finì per identificare questa forma di frode.
La lezione
Rendimenti molto elevati, regolari e apparentemente indipendenti dal mercato sono un segnale che richiede verifiche profonde su origine dei profitti, custodia del denaro e trasparenza dell'attività.
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